L’Isola dei Sopravvissuti
11.
3 giugno 2030
L’Aeromodulo era atterrato con modalità verticale sulla terrazza di un edificio che prima del Grande Sterminio era stato la Sede di una Banca nel centro storico di Nuoro, ora trasformata in Casa Comune per Funzionari del Sistema. Lei scese, poi l’Aeromodulo si rialzò per dirigersi verso un locale Parcheggio Sorvegliato. Ad accoglierla vi era un Individuo Adeguato molto indifferente, il cui copricapo però era alquanto strano. Di lì a poco Sthelana avrebbe scoperto che tutti gli Individui Adeguati Steward lo indossavano. Si trattava di un copricapo della vecchia tradizione isolana, fatto adottare non si sa perché dalla Gestione di quella Casa Comune. Fu accompagnata alla sua stanza, che non era molto ampia, ma dotata di tutti i comfort. Ciò che le piacque molto fu il fatto che mancassero i rilevatori olfattometrici e lei si sarebbe potuta “rilassare” nel sonno, come aveva desiderato! Quella fu la sua prima Notte Spontanea dopo diversi mesi, ed il suo pensiero corse veloce verso il suo amato Jhor: il Sogno Pilotato le sembrò più reale della Realtà!
4 giugno 2030
Al mattino, il suo Steward le portò la colazione e le disse che presto sarebbe stata preavvertita per la Conferenza. Il Connettore suonò dopo solo mezz’ora, lo Steward ricomparve e con un’indifferenza assoluta l’accompagnò. Il luogo predestinato si chiamava Antica Chiesa della Madonna delle Grazie, nel quartiere di Seuna… Il pubblico, formato da una cinquantina di Transformers Avanzati, era già lì ad attenderla compostamente. Lei, per un istante -affrontando il rischio di essere scoperta- si permise di virare il Prolilo Fake in quello umano, per assaporare meglio l’Essenza del luogo: ne rimase molto colpita… L’edificio ad aula, voltato a botte, aveva una pianta rettangolare con presbiterio quadrato e sopraelevato di un metro e mezzo rispetto alla navata… Salì quei gradini con estrema lentezza. Si girò verso il pubblico: la sua bellezza non destò il minimo segno di apprezzamento…
Da quando iniziò la prolusione alla fine della Conferenza passò un attimo, il suo Profilo di Fake non le aveva fatto percepire il passare del tempo e questa volta fu lei che attese che tutto il pubblico avesse lasciato la Chiesa. Appena fu sola riprese il suo vero Profilo e volle trascorrere dieci minuti di Osservazione. Si saziò di Storia e, dopo essersi ricomposta, si volse verso l’uscita. Appena sull’uscio i suoi occhi, colpiti dalla luce del sole, emisero i Raggi Conici: il suo Steward era lì ad aspettarla. Ieraticamente gli ordinò di andare via, sarebbe rientrata da sola. Per arrivare alla Casa Comune ci mise poco tempo, non era lontana dalla Chiesa. Pochissimi passanti, le case quasi tutte inabitate: il luogo era simile ad un esoscheletro di un animale morto. I Giovani Transformers abbassavano lo sguardo, gli Individui Adeguati si fermavano per poi riprendere il loro cammino una volta che lei li avesse oltrepassati. La maggior parte dei passanti però erano Transformer Avanzati, i quali vivevano completamente immersi in una memoria virtuale! Alcuni di loro, che avevano fatto parte del suo pubblico poco prima, la salutarono con un inchino reverenziale. Il cielo era illuminatissimo, il selciato granitico Corso Giuseppe Garibaldi scottava attraverso le sottili suole delle sue scarpe di corda gommata. Arrivata alla Casa Comune che la ospitava, andò subito nella sua stanza, si liberò degli indumenti e fece una doccia rigeneratrice. Poco più tardi il Connettore la invitò per la cena. Nella sala mensa lei era l’unica ospite Fake. In altri tavoli, pochi Individui Adeguati, molto silenziosi. Alla fine del pasto, si rivolse al suo Stewart e gli ordinò di portarle il dolce nella sua stanza. Fu una buona idea: mandato via lo Stewart e chiusa la porta, dismise il suo Profilo Fake, e con suo enorme piacere potè gustare quel prelibato Archeodolce, fatto con le mani dei Transformer di primo Trattamento, che ancora non avevano dimenticato le abitudini e le tradizioni passate.
La notte fu molto lunga, Sthelana libera di ogni indumento si rivoltò continuamente nel letto, e nonostante la stanchezza non riusci ad addormentarsi se non verso le prime ore del mattino. In compenso potè perfezionare mentalmente il Piano di Evasione dal Mondo Fake. All’indomani, sempre nell’Antica Chiesa della Madonna delle Grazie, svolse la sua seconda ed ultima Conferenza a Nuoro. In realtà, molto probabilmente, anche l’ultima della sua vita da Fake! Per la notte stessa -infatti – era prevista la sua Evasione. Alle 2.30 uscì dalla Casa Comune con la scusa del caldo, anche se le scuse non si dimostrarono poi necessarie, poichè non vi era alcun altro Fake, e tutto il personale era composto da Tranformer o Adeguati. Chiamò il suo Aeromodulo, indicandogli le coordinate di una piazzetta antistante la Parrocchia di Nostra Signora delle Grazie. L’aeromodulo arrivò dopo pochi minuti, vi salì e implementò il “software simbiotico autocancellante” consegnatole da Figgia, e che era stato creato da Frhos, per simulare false segnalazioni di carico e scarico nel computer di bordo. Fatto ciò, digitò i dati di viaggio come se lei sarebbe rimasta sul velivolo, mentre invece ne ridiscese prima che fosse ripartito. Il software di Frhos avrebbe fatto in modo che la sua discesa non sarebbe stata indicata al Sistema. Dopo di che l’Aeromodulo si sollevò verticalmente, come era atterrato. Sthelana potè così tranquillamente proseguire verso il luogo dell’appuntamento, che si trovava poco più giù, all’ingresso del Rifugio, presso la stessa Antica Chiesa, dove aveva svolto le sue Conferenze. Lì la stava aspettando un Giovane Transformer di primo Trattamento a bordo di un Modulo Aereo poco convenzionale: infatti era dotato di un solo sedile, e lei si sarebbe dovuta accomodare in un piccolo container per merci. Vi salì senza esitazione, ed anche se le cinghie di sicurezza le lasciarono qualche perplessità, si sentì contenta. Il viaggio fu molto breve. Il Giovane la lasciò all’interno del recinto di un vecchio Ovile, dove lui si recava per produrre quel poco formaggio destinato alla mensa della Casa Comune, nella quale lei stessa aveva alloggiato. Quel giovane era l’artefice del contenuto del prelibato dolce al miele e bucce d’arancia, che lei aveva potuto gustare la sera prima! Fu anche per questo che dopo una breve conversazione sul percorso e sui pericoli di avvistamento da parte dei Droni Perlustratori, lei lo volle abbracciare, seppure con qualche disagio, essendo lui molto più basso. Ntono, così aveva detto di chiamarsi il Giovane, ne rimase molto turbato, nonostante che il primo Trattamento lo avesse già reso molto più insensibile.
12.
5 giugno 2030

L’Ovile si trovava sul Supramonte di Oliena, luogo mitico della Balentia Sarda.La località aveva il nome di Ovile Orthini. Ntono spiegò bene a Sthelana il percorso che da lì avrebbe dovuto completare a piedi. Lei capì che non sarebbe stato troppo difficile: i riferimenti che Ntono le aveva dato erano stati molto dettagliati. Solo un inconveniente le avrebbe potuto creare qualche svantaggio nella camminata: lo zaino che Sthelana avrebbe dovuto imbracciare sarà stato pesante almeno una ventina di chili, forse anche più! Niente per il suo fisico atletico, ma tanto per l’ostilità del suolo da attraversare, un sentiero sconnesso e pieno di pietre con tante variazioni dei livelli altimetrici. Inoltre lei avrebbe dovuto evitare il più possibile di camminare a cielo aperto, piuttosto avrebbe dovuto approfittare delle parti boscate, più vicine al sentiero, per evitare di essere facilmente rintracciabile da eventuali Droni Perlustratori; comunque Ntono le aveva anche offerto un telo mimetico, col quale si sarebbe potuta coprire in caso di necessità. Il Giovane Transformer Sardo la dovette lasciare per potersi dedicare al suo compito. Lei si avviò lungo il sentiero. Per il riposo si sarebbe potuta fermare sotto ad una qualche quercia secolare, o ad una roccia granitica cava…
“Sono libera, libera, liberaaa!!!!!!!”: gridò prima nella sua mente, poi con un tono di voce che non credeva di avere mai avuto in vita sua! La felicità invase tutte le sue parti del corpo! Il sole stava per sorgere, il suo chiarore le appariva davanti e illuminava il sentiero, lasciando intravvedere un orizzonte di meravigliose sfumature di colori ed un paesaggio maestoso! Seguì il sentiero che costeggiò un avvallamento profondo, che dopo circa un’ora di cammino poté attraversare grazie ad un rilievo che lo interrompeva. Continuò per altre tre ore, scendendo e risalendo per un dislivello di almeno duecento metri. Poi la stanchezza, il peso dello zaino, la bellezza del paesaggio ed il sole che appariva sempre più luminoso, la spinsero a fermarsi sotto ad un “parco” di querce ombrose. Prese l’acqua dallo zaino e si dissetò. Gli occhi rimasero aperti, ma il corpo si distese e si addormentò, felice di respirare quell’aria libera! Il suo sonno fu risvegliato dal rumore di uno scalpitio molto vicino: un muflone, che la osservava con due occhi fissi, quasi ipnotizzanti, le apparve a pochi metri da lei. Di scatto mosse il collo e la testa, poi si girò ed andò a salti verso una macchia più fitta. Sthelana aveva fatto una foto mentale dell’animale: quel profilo delle corna che quasi sembravano voler formare due cerchi perfetti l’avevano lasciata stupefatta!

13.
Aveva dormito tanto, a guardare il sole erano passate almeno quattro ore, perché campeggiava nel punto più alto del cielo. Fu in quel momento che si volse verso una roccia, che formava un masso sferoidale, qui e là punteggiato da macchie di licheni. Lo accarezzò, ne ebbe Riconoscenza, e se ne innamorò come di un Dono Vivente: la sua bellezza non poteva essere frutto di un cinico caso, o di un normale fenomeno indifferente. L’abbracciò con tutto il suo corpo, ringraziandolo di esistere. Fu come una ricarica di energia! Entro la sera sarebbe dovuta arrivare al luogo dell’appuntamento, e ancora ci sarebbero volute almeno altre cinque ore di cammino, sempre che non fosse sopraggiunto qualche brutto imprevisto. Ed eccolo all’orizzonte, un aeromobile, presumibilmente in perlustrazione. Ntono le aveva detto che il pericolo dal cielo sarebbe stato rappresentato più dagli Aeromobili Perlustratori pilotati da Transformer Avanzati, piuttosto che dai Droni; ed anche se non le sarebbe stato difficile evitarne il pericolo riassumendo immediatamente il Profilo Fake, non voleva però né inficiare, né ritardare la missione. Preferì coprirsi rapidamente il corpo con il telo mimetico, peraltro di ottima qualità. Gli Aeromobili erano tutti molto silenziosi, così dovette far combaciare molto bene i suoi occhi con i due fori schermati, appositamente fatti nel telo, per poter osservare quando il Perlustratore fosse stato ad una distanza tale da non essere più intercettabile dai suoi sensori. L’Aeromobile aveva una rotta rettilinea, diretta verso Sud. Meglio, dato che lei si stava dirigendo ad Est. Fu la prima ed ultima volta che dovette usare il telo mimetico, ma lei non lo abbandonò più, convinta -com’era- della sua utilità. Faceva tanto caldo, il sole picchiava dritto sulla testa, tanto che dovette adottare un copricapo d’emergenza. Tolse dallo zaino i pantaloni corti da trekking e li indossò sulla testa, coprendo solo in parte i suoi lunghi e folti capelli, che le formavano sulla schiena un effervescente cascata di riccioli e riflessi biondi. Fu allora che poté rendersi conto di quale fosse il contenuto dello zaino: per tre quarti vi erano alimenti che con quel caldo non sarebbero potuti durare a lungo. Almeno così lei credeva.

Finalmente le apparve il primo luogo d’appuntamento: una capanna pastorale con una base circolare in pietra e la copertura in legno e canne. All’interno del recinto in pietra due tronchi di ginepro con appese due padelle su ognuno. Ntono le aveva anche detto che colore avessero quelle padelle: erano di un arancio sbiadito dal tempo, dalle quali ancora non si era distaccato lo smalto, anche se erano bucate e ormai assolutamente inservibili per la cottura.
Lì sarebbe dovuta rimanere fino a quando, a tarda notte, un’altra donna l’avrebbe cercata per accompagnarla alla Dolina di Tiscali, dove avrebbe potuto incontrare tutti gli Originali della Sardegna Centrorientale. Aprì la porta. Quella che una volta era stata una capanna rifugio dei pastori, era stata trasformata in una capanna rifugio turistico, e adesso sarebbe servita a lei per un riposo dell’anima e del corpo. Nella “Pinnetta” solo un grande letto e lateralmente un piccolo vano bagno. All’apparenza sembrava abbandonata, ma ad un’occhiata più attenta si potevano vedere i segni di una cura recente. L’acqua sgorgava dai rubinetti, ed era freschissima! Sthelana si spogliò e apri il rubinetto di una cipollona ancora cromata in ottone. L’acqua era talmente fredda per la pelle del corpo, che dovette versarsela con le mani prudentemente, finché -in ultimo- non se la fece cadere addosso come fosse stata quella di una cascata. Un brivido prolungato la indusse a chiudere il rubinetto. Il risultato fu però straordinario: le sue energie si erano moltiplicate in un sol colpo! Si sentiva pronta ad affrontare un’altra grande fatica. Dopo essersi indossata i corti pantaloni mimetici, che prima aveva usato a mo’ di copricapo, e una maglietta, si sdraiò sulle lenzuola ruvide e fresche del letto, che nel frattempo sembrava essersi umanizzato, e che affettuosamente volesse accoglierla. Le canne fittissime sulla volta a cono le fecero da cielo, e lì proiettò le sue immagini, i suoi ricordi, i suoi sogni. Poté incontrare Jhor e vivere con lui la più bella notte d’amore della sua vita!
In quella capanna si sentiva protetta, la paura era relegata nell’angolo più lontano e più buio della sua mente. Uscì dal sogno per il bisogno di dissetarsi un po’, e proprio mentre stava per risdraiarsi, sentì prima uno scalpiccio, poi qualcuno bussò alla porta cinque volte. Era il segnale che le aveva detto Ntono e che le annunciava la visita della donna che l’avrebbe accompagnata alla Dolina di Tiscali. Aprì senza dimenticarsi di riacquistare il Profilo Fake. Filomena con una torcia le illuminò gli occhi, che emisero le onde coniche per qualche secondo, poi Sthelana fece un passo indietro per farla entrare. Rimasero stranamente senza parole. Per Filomena quello era il primo incontro con un Umano Fake, e si stava ancora dicendo chi glielo avesse fatto fare, quando la sua mano fu sfiorata dalla mano di Sthelana, che fu la prima a rompere il ghiaccio: ” Sei molto bella, quella che sto sentendo è una vibrazione meravigliosa, sei un Umano Originale, ed io mi voglio inchinare ai tuoi pie. Così fece per abbassarsi, ma Filomena la trattenne con gesto deciso, inducendola a restare in piedi. Sthelana allora l’abbracciò, ed entrambe si addormentarono in un attimo infinito. Ognuna sentì le vibrazioni dell’altra e ne furono felici. Le loro energie si erano incontrate, moltiplicandosi. La partenza fu quasi immediata. A Sthelana dispiacque lasciare quella capanna, lì era stata sola, ma si era sentita l’intero mondo dentro! Pensò che forse un giorno ci sarebbe ritornata con Jhor!
14.
6 giugno 2030
Il sentiero era provvisto di segnaletiche, sembrava impossibile perdersi, se non fosse stato per il fatto che qualcuno ne avrebbe potuto modificare la direzione. Filomena però era molto sicura di sé e procedeva a passo costante. Dovettero aggirare la Dolina da Est per potervi accedere più comodamente, senza dovervi entrare con l’aiuto delle corde. Il percorso si fece molto accidentato. Strettoie, sbalzi, pietraie e il letto di un antico ruscellamento furono un vero ostacolo all’ansia di arrivare. Ma Sthelana era libera ed il suo cuore poteva battere a mille in quell’oasi delle meraviglie naturali, inimmaginabile per lei fino a quel giorno! A Est stava per sorgere il sole, ed il chiarore mise in luce tutto. Sthelana e Filomena si fermarono per una sosta dissetante, ma soprattutto per mettere qualcosa sotto ai denti. Lo zaino di Sthelana ne era ben provvisto. La mano vi cadde dentro. Filomena vide qualche dolce per lei molto familiare: “Puoi prendere quelle, sono Pardulas, chiamate anche Formagelle, ottime per la colazione! A me piacciono tanto!”. Sthelana non se lo fece ripetere due volte! Era proprio vero, il loro gusto esaltava i profumi di quella Terra, di quelle Rocce, e dava corpo alle immagini che se ne potevano ammirare… Per un attimo si osservarono con reciproca curiosità. Filomena era una donna non alta, dai capelli quasi corvini e gli occhi di un ceruleo disarmante! Sthelana, invece, mostrò in tutto il loro splendore i suoi occhi di un colore giallo arancio brillante, di fronte ai quali Filomena apparve meravigliata. “Sei molto alta! Con un pò di allenamento quì potresti trovarti bene!” le disse, forse per nascondere un suo pensiero recondito. Per un attimo infatti aveva pensato che quegli occhi potessero essere artificiali… Sthelana le rispose giovialmente: “Certo, ne sono convinta! Ma mi aspettano altre tappe, prima di poter scegliere dove continuare a vivere. Non posso nemmeno pensare per un secondo di poter interrompere questo nostro Progetto! Come sai, ne va della nostra Sopravvivenza!”. “Lo so bene!”, rispose Filomena, immergendosi in un pensiero empatico molto profondo. Fu in quel preciso momento che, a breve distanza da loro, videro un branco di cinghiali migranti: saranno stati una cinquantina di adulti, con i cuccioli in mezzo a loro… Forse era stata una fortuna non averli incrociati durante il loro percorso. “I più vecchi, i capi branco, sono molto aggressivi e non hanno paura di niente, soprattutto quando si spostano con i cuccioli”, disse Filomena. “Allora ci è andata bene!”, rispose Sthelana. “Si, in alcuni casi, può essere conveniente salire su un albero o su qualche roccia, se ve ne fossero vicine…”: concluse Filomena.
Camminarono ancora tanto, attraversando steccati e ostacoli naturali, aggrappandosi a rocce e aiutandosi reciprocamente per evitare di cadere. Ma finalmente, quando ancora l’aria rinfrescava i corpi, apparve la fessura di accesso alla Dolina, con tanto di segnalazione Turistica. La attraversarono. Sthelana ne fu affascinata, il luogo la riportò improvvisamente indietro nel tempo più Antico. Ne fu talmente colpita che chiese a Filomena di fermarsi per poter Immaginare il Passato, senza distrazioni. Si fermarono entrambe. Filomena comprese bene l’ispirazione di Sthelana e favorì la sua volontà. Pochi attimi ed un uomo con una bambina per mano si fecero avanti a loro. “Mamma!” esclamò la bambina, “Anna!” rispose Filomena, “ti ho portato una signora simpatica e tanto buona, si chiama Sthelana!”. La bambina, spinta dal padre, andò incontro alla mamma e le strinse le gambe, senza volersene staccare. “Lui è il mio compagno, Giacomo!“, “Giacomo ti presento Sthelana!”. Lui si avvicinò e le porse la mano. Si salutarono senza percepire minimamente quel senso di conformità che le strette di mano avevano nei tempi passati. Era proprio un evento aptico straordinario per entrambi. La bambina continuò a restare appiccicata alle gambe della mamma, mentre il papà fece cenno a tutti di seguirlo verso la parte più interna della Dolina, dove avrebbero potuto sostare senza preoccupazioni per gli Aeromobili di Perlustrazione.