La voce
1.
26 maggio 2030
Johr stava spiegando la differenza tra una democrazia sociale e una democrazia liberale, quando un’improvvisa luce abbagliante lo fece apparire in tutta la sua bellezza. Sthelana aveva aperto lo scuro di una delle finestre settecentesche della sala. Johr si riparò immediatamente il volto con la copia del libro che teneva in mano, ma i suoi lunghissimi e ricciuti capelli “rasta”, legati da un nastro di mille colori, rubarono un sordo boato verbale tra il pubblico femminile, che fino a quel momento aveva ascoltato in un religioso silenzio la sua calda voce.
Johr non era un Fake, i suoi occhi colpiti improvvisamente dal fascio di luce solare non emisero il Raggio Conico. Era semplicemente un umano. Le donne presenti lo poterono verificare, e per ciò si zittirono subito, imponendo a loro stesse un atteggiamento emotivo neutro. Johr riprese la sua spiegazione, come se niente fosse accaduto.
La cittadina che lo ospitava si chiamava Foligno. La popolazione maschile era stata quasi del tutto eliminata. Solo alcuni individui erano riusciti a nascondersi, con la complicità delle donne non ancora trattate. Gli Organi di Controllo però non si preoccupavano di far fare ulteriori perquisizioni olfattometriche, tranne quelle programmate dal Sacro Software: tutto doveva essere svolto secondo le sue precise indicazioni.
“L’Italia era all’epoca lo Stato con la Costituzione più avanzata del mondo terrestre. Ma, come già era accaduto altre volte nella storia, gli umani vollero ricadere nelle trappole del Malefico. La Costituzione italiana venne presa di mira per essere ridotta a carta straccia…”: Jhor diceva queste cose mentre le donne lo guardavano ansimando mentalmente. E lui lo percepiva. Decise allora di interrompere la conferenza, per spostarsi in un’altra città, per evitare che i recettori del Sacro Software avessero potuto percepire il piacere emotivo di quel pubblico! Anche le donne lo capirono e non si opposero alla sua improvvisa interruzione, anzi l’osservarono uscire dalla sala in perfetto silenzio, senza nemmeno l’accenno di un applauso.
Prima che uscisse, Sthelana, che nel frattempo lo aveva seguito, gli porse il Casco Protettivo. Lui la guardò negli occhi e per un attimo d’infinità vide tutto il suo amore. Sarebbe suonato l’allarme acustico, i recettori erano ovunque, e non sempre visibili. Uscì determinato, senza porgerle nemmeno la mano!
Il Modulo Veicolare era già stato programmato, non fu facile per Johr convincere il computer di bordo che l’anticipata partenza fosse stata causata da una momentanea eccessiva mancanza di autostima indotta dal Sistema, che lo aveva messo nelle condizioni di non poter comunicare con il pubblico. Insistette per ben quattro volte che forse c’era stata una mancanza di flusso. Finalmente il Programma accolse l’input e il veicolo dopo una leggera vibrazione si mosse velocemente verso la tappa successiva. Per un veicolo a levitazione tridimensionale magnetica la Val di Susa non era lontana!
A Susa l’appuntamento era stabilito da un anno, ma non a quell’ora. Il Programma nel frattempo si era comunque aggiornato e non vi furono altri intoppi. Ad attenderlo presso il vecchio Centro Culturale Diocesano c’era un vecchio Resistente Transformer non Assimilato, Frhos. Non fu difficile comunicare con lui senza troppa empatia. Fu sufficiente osservarsi un attimo senza casco, una volta entrati. Per il resto del tempo sarebbe stato opportuno mantenere un certo distacco, o avrebbero potuto far attivare l’allarme. La sala questa volta era ancora vuota.
2.
Nell’attesa Johr potè cibarsi di frutti di bosco idroponici, senza essere osservato da nessuno. Il suo gradimento non sarebbe stato registrato dai sensori del Sistema, dato che le emissioni chimiche non avrebbero superato la soglia limite. Un po’ alla volta iniziarono ad entrare nella sala del Centro donne giovani e appariscenti, il loro sguardo era spento, con accenni di brillantezza, come se il loro sistema empatico avesse percepito qualcosa… qualcosa di strano, ma non tanto da esserne consapevoli. Johr si sentiva più sicuro, questa volta la sala non aveva finestre o aperture dirette con l’esterno, ed inoltre era già vicino il tramonto. Osservando quelle giovani donne, ogni tanto tra di loro gli appariva l’immagine virtuale di Sthelana. Non poteva farsi cogliere in flagranza così stupidamente. Rivolgeva lo sguardo ai muri, agli oggetti, lo concentrava verso la volta, cercando di pensare soltanto il vuoto. Finalmente la sala fu piena, un’ottantina di posti erano stati occupati. Fu in quel momento che Frhos riapparve e si rivolse a lui , presentandolo con le solite parole effimere e convenzionali, imposte dal Programma. Le donne lo approvarono con la dovuta e totale indifferenza.
Johr potè iniziare la sua conferenza. Le parole fluivano rapide, sicure, ma senza consistenza di tono, senza ridondanze semantiche. Lui sapeva che la minima inflessione emotiva avrebbe potuto compromettere la missione, se non -addirittura- avrebbe potuto mettere a rischio la sopravvivenza dell’intera comunità dei Resistenti. Di lì a poco ci sarebbe stata la Riunione e nessun altro essere vivente, Pluritrattato o Riproduttore, avrebbe mai dovuto intuirlo. Ciò avrebbe messo automaticamente in allarme il Sistema: sarebbe potuto accadere perchè gli individui pluritrattati erano controllati dal collegamento diretto, e le donne riproduttrici perchè troppo sensibili all’attrazione dell’umano, con cui erano state predestinate ad unirsi. La conferenza per fortuna si potè concludere nella massima indifferenza! Mentre le donne fluivano dalla sala, Johr riprese il suo libro, lo mise in tasca e aspettò che ritornasse Frhos.
Passarono una decina di minuti, Jhor iniziò a preoccuparsi: era rimasto solo e nella sala iniziava a sentire il leggerissimo ronzio delle macchine di controllo olfattometrico. Per fortuna presto però si sentì chiamare, era Frhos, che rimasto sulla soglia della sala gli faceva cenno di seguirlo. Fecero ben tre piani di scale, ma non verso l’alto… Man mano che scendevano le luci si affievolivano e i corridoi si restringevano, finchè arrivarono ad un muro. Frhos fece capire a Jhor di non fare rumore e di non parlare. Dopo qualche minuto di silenzio, il muro che non appariva minimamente fessurato si aprì lentamente, molto lentamente. Apparve una grande sala che avrebbe potuto contenere anche duecento individui! Frhos gli fece cenno di varcare la soglia. Il muro si richiuse e la sala apparve in tutto il suo aspetto. I muri interni ed il pavimento erano completamente metallizzati, di un metallo liscio e lucente, ed in fondo si evidenziavano due aperture, anch’esse di un lucente metallico, ma senza illuminazione. Nessuna suppellettile era presente, la sala era completamente vuota! Solo nel punto centrale del pavimento si poteva notare un cerchio rosso con un diametro di non oltre un metro. Frhos disse a Jhor che quello sarebbe stato il suo posto, e che avrebbe dovuto aspettare lì.
Dalle aperture iniziarono ad arrivare giovani Transformer, sia uomini che donne. Si sedettero per terra tutti intorno a lui, mentre Frhos, arrivato per ultimo, lo raggiunse indicandolo con il braccio destro: “Questo è Jhor, l’unica nostra vera speranza di poter ricreare la società degli umani; lo so esagero, ci sono ancora altri Originali nel mondo, ma tutti abbiamo capito che ognuno di loro dovrà essere considerato come l’unico, se vogliamo veramente darci qualche chance per far ridiventare società prevalente la comunità dei Transformer e liberarci dal Sistema di Controllo”. Subito Frhos invitò Jhor ad iniziare la sua Lezione Cometaphonica. Con un cenno Jhor accolse l’invito. Chiese di pensare il Vuoto e nello spazio fece vibrare la sua Voce alla ricerca degli specifici livelli empatici di ognuno dei presenti. Loro si aprirono.
Soggettivamente la lezione durò un tempo espanso incommensurabile, ma l’orologio digitale indicava che era trascorsa solo un’ora, non di più! L’indomani ci sarebbe stata la verifica: la prova che avrebbe potuto abilitare chi fosse in grado di controllare il sistema emotivo al massimo livello possibile, tanto da poter ingannare il Sistema di Controllo, con i suoi recettori olfattivi. Jhor potè finalmente abbracciare i presenti e, riconoscendo i loro livelli emotivi, fare anche amicizia con i Sintoni, ovvero con chi di loro avesse manifestato una speciale sintonia emotiva. Si avvicinarono spontaneamente a lui diversi ragazzi e ragazze, Alrech, Shira, Brugh, Cora… Ma solo Noria riuscì a donargli le sensazioni più simili a quelle ricevute dallo sguardo di Sthelana! Frhos, per ultimo, ringraziò calorosamente Jhor e indicò a tutti di uscire per rientrare nelle proprie Abitazioni Controllate, dato che il Sistema non sarebbe potuto essere ingannato oltre!
Per Jhor il Programma aveva prenotato una stanza in una casa comune di Susa, a pochi passi dal Centro Culturale. Il suo Connettore glielo rappresentava come la migliore Casa Comune tra quelle presenti nel raggio di 25 chilometri, tutte le camere erano adeguatamente sensorializzate! La notte fu molto lunga. Jhor si collegò troppo profondamente al suo sistema limbico, cadde in un mare onirico burrascoso: la full immersion appena trascorsa nei sotterranei del Centro riattivò prepotentemente le sue funzioni psichiche, provocandolo ripetute volte, senza che lui ne potesse più controllare il livello di emissioni chimiche. I sensori olfattometrici del Sistema fecero il resto. Alle prime ore del mattino i Droni Guardiani lo aspettavano fuori dalla porta per arrestarlo o ucciderlo!