La Comunità Rinascente
3.
27 maggio 2030
Alrech, Shira, Brugh, Cora e Noria si erano salvati: Frhos era riuscito ad avvertirli in tempo, dopo aver intravvisto l’arrivo dei Droni Guardiani presso la Casa Comune dove Jhor era ospitato. Frhos, nel tentativo di avvertire gli altri, fu però intercettato ed arrestato. Di lì a poco furono inesorabilmente arrestati tutti gli altri: l’interconnessione tra Programma e Sensori Olfattometrici, attivati al massimo livello, costituivano infatti un infallibile Sistema di Controllo ed Intercettazione. I giovani Transformer sfuggiti al Controllo si erano potuti spostare usando parte del Piano B, previsto in caso di necessità di fuga. Frhos, il più esperto hacker di tutto quel territorio, che una volta veniva chiamato Nord Italia, aveva provveduto per tempo a clonare il programma che consentiva l’attivazione del multimodulo, con destinazioni programmabili dai viaggiatori: il tipo di veicolo che il Sistema metteva a disposizione per spostamenti di emergenza, ad uso degli Individui Adeguati, ovvero i Transformer Completi, quelli che avevano subito tutti i trattamenti previsti per la smagnetizzazione della memoria emotiva. La PW per l’accesso l’aveva scoperta dopo un lungo anno di lavoro!
I giovani avevano portato con se le tute rivestite di tessuto radio riflettente, sfuggite alle perquisizioni, ben sapendo quanto sarebbero potute essere utili per difendersi dai Droni Guardiani: soprattutto si sentivano più sicuri dato che Frhos aveva implementato false segnalazioni di carico e scarico nel computer di bordo, tali da simulare il salire e lo scendere dal veicolo da parte dei viaggiatori. Fu così che scesero a Venaus , dopo essersi ricordati di lasciare sul veicolo i loro Computer di connessione al Sistema, e il multimodulo ripartì per la Francia: ciò senza che il computer di bordo avesse segnalato la loro discesa, anzi registrando il carico di un finto passeggero. Immediatamente, ma distanziandosi tra loro, affrontarono un antico sentiero un pò in salita per arrivare a Chiomonte, dove poterono rifugiarsi in un sotterraneo costruito prima del periodo del Grande Sterminio.
Il primo ad arrivare fu Brugh. Lui solo conosceva la parola d’ordine, e solo lui doveva e poteva rischiare di essere tradito dai giovani Transformer di Chiomonte, qualora il Programma di Trattamenti li avesse ormai resi completamente spersonalizzati, perciò inaffidabili. Brugh era quello che avrebbe resistito più di tutti ai Rivelatori di primo intervento: i droni con funzioni estorsive di informazioni. Ma tutto andò bene! A Brugh seguirono Noria, Alrech, Cora e Shira. Il Transformer che aveva ricevuto la parola d’ordine da Brugh si chiamava Figgia, la donna più giovane di Chiomonte, cui però Frhos aveva trasmesso tutte le sue memorie, essendo sua nipote. Figgia fu contattata nel bar-trattoria che prima era stato di suo padre, il Ramatatan, un piccolo locale che offriva ancora il Vino del Ghiaccio, la Grappa ai Mirtilli, ma soprattutto la Bagna Cauda! Ai giovani purtroppo non fu consentito fermarsi, Figgia ordinò loro di seguirla, ma in modo da non essere intercettati. Usciti dal locale li guidò lungo un sentiero in salita, verso il bosco. A una distanza di non più di cinquecento metri oltrepassarono un vecchio cancelletto di legno e di li a poco apparve loro un vecchio rudere, con il tetto in parte integro, e che per metà era occupato da un piccolo pollaio ben recintato. Al suo interno, occultata da foglie e frasche, vi era una vecchia bottola. Figgia la sollevò e indicò ai giovani Transformer di scendere lungo una scaletta di ferro arrugginito che era infissa nelle sue pareti circolari. Il pozzo sembrava avere la profondità di una decina di metri, ma la scarsissima visibilità non consentiva di esserne certi. Brugh fu il primo a discendere, introducendosi con qualche difficoltà, data la sezione abbastanza ristretta dell’apertura. Dopo il pozzo appariva ampio e la discesa non pareva offrire ostacoli, solo la paura delle scaglie di ferro arrugginito frenarono la sua fretta di scendere. Le pareti erano ben composte, le pietre e la malta che le legava erano ancora in buono stato. Nonostante l’umidità fosse certamente tanta, ed il buio gli stesse oscurando sempre di più la vista, Brugh iniziò a provare in tutta evidenza un’ancestrale sensazione di libertà!
4.
Figgia li aveva lasciati soli. Il sotterraneo era stato la “cattedrale” di una setta New Age negli anni ’70 del secolo scorso. La luce era ottenuta attraverso un complesso sistema di specchi, ma soprattutto tramite un collegamento elettrico che faceva segretamente confluire molta dell’energia elettrica a disposizione di diverse abitazioni di Chiomonte. Quella Cattedrale sarebbe stata il loro rifugio, finchè non si fossero stabilite le condizioni per la loro operatività. La sala nella quale Figgia, dopo avergli presentato tutti i locali, li aveva lasciati era molto ampia per essere collocata in un sotterraneo, avrebbe potuto contenere almeno un centinaio d’individui! Le pareti apparivano trattate con materiali speciali, del tutto prive d’infiltrazioni o di qualsiasi segno di umidità. Quasi incredibile! Ma ciò che più avevano colpito il gruppo dei giovani Transformer erano stati i colori di sfondo: prevalentemente arancioni, in tutte le sfumature nella sala centrale, e poi verdi, celesti, azzurri negli altri ambienti. Del rosso e del nero, nemmeno un punto! Di bianco sembrava esserci solo quello prodotto dalle luci. L’odore era invece indistinguibile…
Noria chiese a tutti di avvicinarsi, le sue mani bellissime e affusolate lo dissero con un cenno. Maestosa, nella sua pelle nera e brillante, si sedette su un punto del muretto che circondava la sala, proprio vicino ad un piccolo pozzo illuminatissimo, ricavato nel muro stesso, come un incavo poco profondo. Il suo colore era di un arancio intenso e le sue pareti erano incastonate di brillanti topazi, formanti la corolla di un fiore. Che fossero veri non era dato saperlo. Noria evocò l’Antico Silenzio, l’arte degli Umani Cometaphonici praticata per scoprire il presente, il futuro, ma anche il passato. Poi la Voce parlò. Alrech non era mai stato consapevole di possedere il Dono. E nemmeno in quel momento lo era. Le parole fluivano come se la voce non fosse stata la sua. Il suo racconto fu lunghissimo, ma durò un attimo… Gli altri lo avevano ascoltato intendendo bene ogni parola! In quel luogo la fuga si era trasformata in un istante in estatica permanenza! La prima ad abbracciarlo fu Noria, poi seguirono Shira, Brugh e Cora. Si sdraiarono uno accanto all’altro e si addormentarono.
28 maggio 2030
Forse avevano dormito un’ora, forse due, oppure un’intera giornata. Del resto avevano lasciato gli orologi digitali ed i computer personali sul multimodulo, ed erano anche stati dechippati, subito dopo aver subito il primo Trattamento. Il risveglio ripropose l’angoscia della fuga. Il livello emotivo crebbe improvvisamente, ma loro stavano al sicuro. Il rifugio non era provvisto di Sensori Olfattometrici e nemmeno poteva essere controllato dai Droni Guardiani!
Quando la concitazione era diventata quasi incontenibile riapparve Figgia. I giovani si erano svegliati da poco, non si erano nemmeno ancora alzati. Rivedendo il viso di Figgia si tranquillizzarono e si misero a sedere vicino a lei. Figgiaavrebbe voluto dirgli tutto, ma sarebbe stato meglio che non lo avesse fatto: il suo ruolo, riguardo alla loro sicurezza, glielo imponeva. Così si mise a parlare del più e del meno. Comunicò ai giovani amici dove avrebbero trovato il cibo che lei ed altri Transformer avevano nel frattempo portato, perchè si fossero potuti nutrire adeguatamente. Poi se ne andò.
Il cibo era stato lasciato in due cassette di legno in uno dei locali più illuminati dopo la sala centrale. Se il primo trattamento subito non li avesse già programmati a nutrirsi con parsimonia e in tempi dilazionati, quel cibo forse sarebbe scomparso in poco tempo. Invece fu sufficiente per quasi quattro giorni, anche se loro non erano stati in grado di distinguerli. Si erano completamente abbandonati al Vuoto, non avevano avuto nessun pensiero rivolto al tempo, tantomeno alla sua regolazione. L’estaticità sarebbe finità di lì a poco.
2 giugno 2030
Infatti al quarto giorno Figgia rientrò accompagnata da Rosh, un quarantenne un pò rustico, ma molto comunicativo. Lui sarebbe stato il loro Coach! Aveva un fisico da paura, robusto ma senza un filo di grasso, quasi completamente calvo e con una barba nera non molto lunga e poco curata. I suoi occhi erano neri come il buio più profondo. Figgia lo presentò, non nascondendo un certo interesse per lui, ma tralasciando di specificarlo apertamente, poi se ne andò. Rosh aveva con se un orologio digitale, impose al gruppo un programma di temporalizzazione, diede loro un computer inidentificabile a testa, non collegabile alla Rete, e provvisto di schemi e tabelle riferiti ad ognuno. Tutte le azioni programmate dovevano essere eseguite con la massima scrupolosità e annotate sul computer. In linea di massima ciò avrebbe comportato di dedicare al computer una media di un’ora al giorno per ciascuno, e loro non lo facevano da tanto. Rosh gli spiegò che invece la Pratica Cometaphonica non avrebbe dovuto superare il tempo di mezz’ora al giorno, a partire da quel momento. Ciò sarebbe stato necessario per consentire ad ognuno di poter mantenere le caratteristiche minime di individui Transformer per quando sarebbero stati operativi e per non rischiare di essere scoperti, rivelando la loro reintegrazione umana retroattiva, il recupero totale della memoria remota e l’autonomia riconquistata.
Cora fu sempre più attratta dall’aspetto di Rosh, l’osservava parlare provandone simpatia, ma sempre meno celatamente. Fu così che Rosh lo capì e fu costretto a sottolineare l’importanza che avrebbe avuto, nel raggiungimento del loro obiettivo, la capacità di mantenere il distacco emotivo con le persone cooperanti al Progetto. Loro avrebbero potuto costruire rapporti profondi di amicizia, ma solo quando sarebbero potuti essere sostituiti da un altro gruppo, e questo sarebbe potuto accadere solo dopo altri due anni, se non più! Tutti dichiararono di esserne ben consapevoli. Anche Cora dovette ammetterlo. Rosh se ne andò con l’idea di aver svolto bene il proprio compito!