Il primo racconto
5.
11 luglio 2025
“Il Grande Sterminio iniziò con un ronzio alle orecchie, gli Elettro Sensibili furono i primi a morire!”… Figgia si zittì. La sua pausa durò un’eternità…
La madre era morta subito, nel sonno, mentre invece lei, quella notte, non riusciva ad addormentarsi. Il papà fece in tempo ad avvicinarsi alla sua camera, ma cadde appena varcatane la soglia. Senza una parola, come se si fosse spento senza dolore.
“I miei genitori lo erano, ma io avevo messo le cuffie e ascoltavo la mia musica preferita. Le Onde ebbero l’effetto di un’interferenza, ma non riuscirono ad uccidermi. Non so per quale strano intuito non mi venne in mente di toglierle, e mentre mi avvicinavo a mio padre, ormai rovesciato sul pavimento, continuavo ad ascoltare le note sfiorate di una chitarra classica che sembravano descrivere perfettamente ciò che stava accadendo, prima del burrascoso irrompere delle percussioni e degli acuti e stridenti violini. Fu allora che mi tolsi le cuffie, il ronzio era finito, il mio adorato papà mi osservava come fosse ancora vivo, con i suoi bellissimi occhi verdi, picchettati di tutti i colori del bosco e del mare. Gli caddi sul petto. Il suo cuore non batteva più…”. Fu in quel momento che Noria , Alrech, Shira, Brugh e Cora le si strinsero attorno, profumandola di un amore incontaminato. Figgia si approfittò di quell’abbraccio per un Tempo Infinito. Poi, quando si rese conto che si era fatto tardi, ricordò agli amici che i cesti con il cibo erano stati appoggiati nella solita saletta laterale, e se ne andò. I giovani Transformers si misero a compilare le schede personali, a breve sarebbe ritornato Rosh per il solito monitoraggio e per gli aggiornamenti. Infatti non passò molto tempo che lui, alle 17 in punto, entrò nella sala centrale, dove tutti si erano riuniti per attenderlo. Controllò i computer, le schede compilate e diede loro il nuovo calendario per le uscite. All’indomani sarebbe stato il turno di Cora.
7 giugno 2030
Il bosco era l’ideale per una “presa d’aria” rinvigorente. I Faggi erano alti, saranno stati di un’età fra i venti e i trent’anni, alcuni sembravano averne anche molti di più. Le fronde coprivano la continuità del cielo, lo frammentavano, lo facevano apparire come un dipinto tra l’astratto e l’informale, come uno di quei dipinti che tanto erano piaciuti a suo nonno. Cora lo aveva adorato, suo nonno. E la sua fine le creò una tristezza infinita, alleviata soltanto dall’esito del primo trattamento anti memoria emotiva. Rosh la precedeva con passo sicuro, ma attento ad ogni rumore, ad ogni segnale che potesse significare la presenza degli Intercettatori, Droni specifici e tecnologicamente molto avanzati: infatti erano collegati a tutte le basi di dati segnaletiche, oltre ad avere potentissimi sensori sia visivi che olfattivi! Camminarono per qualche chilometro, protetti dai rami e dalle foglie. Fu dopo un pò che Cora diede il primo segnale di stanchezza: non vide una radice che fece da gancio al suo piede destro e cadde al suolo fragorosamente! Per fortuna non si fece male, solo alcune piccole escoriazioni, prontamente curate dalle forti ma gentili mani di Rosh. A pochi metri un masso rotondeggiante li invitò per una pausa di riposo. Su di lui un magnificente raggio di sole, ed entrambi si distesero proprio lungo quella superficie di pietra illuminata, per coglierne tutto il calore. La mano destra di Rosh sfiorava quella sinistra di Cora: fu come se il sole avesse baciato la rugiada!
Era accaduto ciò che non sarebbe dovuto accadere, per ciò rientrarono un po’ prima del previsto. Rosh lasciò Cora nei pressi del cancelletto, ma non l’accompagnò dentro, come era stato solito fare con tutti gli altri. La salutò solo con un cenno. Una mano verso l’alto, visibilmente lasciva, ma contraddetta da una determinato movimento di rotazione del corpo. Lei non fece in tempo a contraccambiare il saluto… solo sugli occhi aveva fatto brillare le “pagliuzze” colorate della sua iride.
Intanto nel rifugio il tempo non aveva tempo, lo si poteva soltanto percepire per una leggera escursione termica, mitigata però da qualche apparecchio climatizzatore, che ogni tanto veniva messo in funzione, secondo un programma preciso. Noria e Alrech meditavano nella sala centrale, mentre Shira e Brugh sorseggiavano qualche centilitro di Vino del Ghiaccio, che Figgia aveva portato per loro.
6.
8 giugno 2030
Il giorno dopo, a sorpresa, Figgia disse che si sarebbe potuta intrattenere più a lungo. L’avevano invitata ad una riunione per organizzare la festa clandestina dell’anno prossimo, ma lei da quel tragico giorno non aveva mai più festeggiato e tutti lo sapevano. Solitamente si chiudeva in casa, dopo aver chiuso il Ramatatan, e si metteva ad ascoltare “quella” musica, senza aprire più a nessuno… Si, in paese lo sapevano tutti ormai, e rispettavano quella sua scelta: solo i Transformers Avanzati, chiamati TA, ai quali i trattamenti avevano quasi completamente cancellato la memoria sia emotiva che cognitiva, ed erano stati completamente riprogrammati, non potevano sapere; ma per fortuna loro non erano tanti. La musica accesa, sarebbe bastata ad ingannare i sensori di primo livello; almeno così lei sperava, dato che questa volta invece, aveva deciso di uscire per poter restare più a lungo con gli amici rifugiati. Così fu, per fortuna!
Tutti andarono incontro a Figgia, abbracciandola e ringraziandola. Solo Cora rimase indietro. Ma Figgia andò avanti proprio verso di lei, la guardò intensamente negli occhi e l’abbracciò con immenso amore. I loro cuori si riconobbero e fecero pace, prima che la guerra fosse scoppiata… Fu in quel momento che Cora comprese il senso del Riconoscimento e del Rispetto, ma soprattutto capì quanto fosse grande l’amore di Figgia per Rosh!
“Rosh fu la prima persona a varcare la soglia del Ramatatan dopo il Grande Sterminio”… Figgia non disse altro…
Lui l’aveva trovata seduta sul pavimento del locale mentre pestava il pane ormai duro con un sasso di fiume, e ne mangiava le bricciole. Alle orecchie teneva le cuffie collegate ad un vecchio MP3, anche se le batterie erano ormai scariche. Aveva compiuto da poco dodici anni. Faceva freddo, e nessun riscaldamento era acceso. Lei non parlava. Lui fece altrettanto. La sfiorò su una spalla e le offrì un biscotto alle nocciole, che aveva abilmente estratto da una tasca del suo piumino. Lei per tanti interminabili minuti aveva volto lo sguardo altrove, poi improvvisamente si era rigirata ed aveva preso il dolce, divorandoselo in un boccone! Rosh non ebbe bisogno di altri segnali, per capire le sue condizioni. Lei lo sentì molto vicino. E ricordava anche che dopo che lui stette lì a guardarla amorevolmente in silenzio per lunghissimi minuti, finalmente a lei si materializzò una flebile voce che gli chiese: “Chi sei?”.
Erano passati quasi 5 anni dal giorno del Grande Sterminio e Figgia aveva 17 anni, ormai era una donna. Il suo nonno era un ricordo lontano, ma indelebile. In pochi secondi rivisse quel momento.
Quando – dopo il funesto evento – le riapparve sulla soglia lei volle abbracciarlo all’istante e fu per ciò che inciampò contro il rilievo di una mattonella, cadendogli letteralmente addosso! Per poco non fece cadere anche lui, ormai molto vecchio. Il giorno del Grande Sterminio, non ancora abbastanza lontano, lui si era salvato per essersi trovato nella Cattedrale al momento della mortale Emissione Radiomagnetica. Frhos non aveva fatto parte della Setta, ma era stato prescelto dal Guru come suo commesso, con lo specifico incarico di non far mai mancare il cibo, le bevande e ogni altra cosa servisse per le loro attività spirituali. Quella sera lui aveva portato ciò che gli era stato richiesto, e per puro caso, non essendoci nessuno degli adepti, il cui rientro era previsto per la sera del giorno dopo, ebbe l’idea di dormirci: era da un pò che aveva pensato di farlo, attratto dalle parole che ogni tanto sentiva circa le qualità energetiche e curative della Cattedrale. Stette così bene che gli sembrò che il luogo avesse veramente la proprietà energetiche decantate, tanto da intrattenervisi fino alle 11.30 del giorno dopo! Lì sotto le Vibrazioni non ebbero alcun effetto mortale. Ne uscì, da solo, sentendosi fisicamente più carico, ma con una strana sensazione nell’anima. Rientrò a casa, e fu lì che trovò suo figlio Anther sul divano, ma senza vita…
I membri della Setta erano tutti morti, così più dei tre quarti degli abitanti di Chiomonte: tutti i sopravvissuti furono intercettati e obbligati a subire i Trattamenti. Lui stesso per un pò sfuggì nascondendosi nella Cattedrale, ma poi un giorno i Droni Guardiani lo intercettarono e l’obbligarono a recarsi al Centro Trattamenti, quello organizzato dalla Sicurezza Mondiale. Da quel momento sarebbe stato sempre più difficile poter sfuggire al Controllo, dato che fu Connesso al Programma del Sistema. Lui però non si perse d’animo ed iniziò a balenargli l’idea su come poter sfruttare l’opportunità di utilizzare la Cattedrale: luogo nel quale i droni non erano presenti, nè tantomeno erano stati collocati sensori olfattometrici; ma soprattutto dato che aveva personalmente potuto verificare che li sotto le Emissioni Radiomagnetiche non potevano avere effetto sugli umani! Così iniziò ad elaborare un progetto per cercare di salvare la popolazione sopravvissuta… Il progetto gli era sembrato praticabile, e tale si dimostrò.
4 settembre 2025
Nonno Frhos andò da Figgia dopo quasi due mesi dal giorno del Grande Sterminio, ma solo dopo due giorni si era premurato di mandarci Rhos, la persona che sembrava aver capito meglio di ogni altro ciò che fosse accaduto, e che credeva potesse intervenire con maggiore “distacco” nella situazione. Lui infatti non avrebbe retto ad un’altra visione di morte dei suoi cari, e quando Rhos gli riferì che Figgia era viva, lui ebbe un leggero fremito al cuore e per un attimo gli sembrò di vedere una luce intensa. Poi tutto passò. “Ritorna subito da lei e occupatene, sei l’unico che possa farlo! Dio ascolterà la tua anima, quando sarà il momento!”. Così gli aveva detto in modo deciso e se ne era andato, come se non avesse voluto ascoltare repliche. Frhos si sarebbe dovuto occupare di tutti gli altri… e lo fece!
Ma quel giorno di settembre aveva deciso che si sarebbe occupato di lei, prima di trasferirsi a Susa: non aveva la certezza che l’avrebbe più potuta rivedere, e faceva fin troppa fatica a nascondere quel pensiero perfino a se stesso!